SANREMO-MONARCHICA


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il Duca Bacicin

La nobiltà d’animo del «Düca Bacicìn»
Ricordo dell’ultracentenario Duca G.B. Borea d’Olmo,
Prefetto di Palazzo di S.M. il Re d’Italia





«Era una giornata piovosa, eppure bisognava uscire. Lo staffiere apparecchiò il coupé di corte ugualmente perché il signore doveva recarsi a Palazzo. La carrozza uscì dalla rimessa e si avviò a destinazione. Immediatamente Zio “Bacicia” si accorse che il fitto, fastidioso piovischio avrebbe costretto il cocchiere ad un viaggio nel corso del quale si sarebbe bagnato fino all’osso. Batté con il suo bastoncino richiamando l’attenzione del cocchiere:
– Comandate, Eccellenza!
– Bisogna rientrare, non voglio che i cavalli si bagnino.
Pensi che signorilità! – mi disse il Duca – Lo zio ben sapeva che se avesse detto al vetturino di rientrare per non bagnarsi, questi avrebbe risposto che era suo dovere servirlo indipendentemente dalle intemperie. Di fronte alla motivazione dei “cavalli” il cocchiere non poté dir nulla, e così il vecchio Duca, risparmiata l’infradiciata al suo servitore, s’incamminò a piedi riparandosi con un semplice ombrello… ».
Queste, all’incirca, le parole che il Duca Guido Orazio Borea d’Olmo adoperò per descrivermi uno degli innumerevoli piccoli-grandi gesti di bontà del suo illustre prozio, il Duca Giovanni Battista, noto a tutti i sanremaschi con l’affettuoso vezzeggiativo di «Düca Bacicìn». Si passeggiava assieme dopo essersi incontrati casualmente; e, se non fossimo stati per strada, sarebbe stata mia curiosità raccogliere altre storie legate alla figura affascinante del venerando gentiluomo sanremese.

Giovanni Battista Borea d’Olmo nacque a Genova l’11 Ottobre 1831 dal Marchese Michele e dalla Marchesa Anna Carrega, erede dunque di due vetuste casate d’alta nobiltà ligure. Fu avviato fin dalla fanciullezza alla vita di corte, divenendo presto Paggio d’onore di Re Carlo Alberto. Rimase da quel momento strettamente legato alla dinastia sabauda, in tutto il periodo del suo apogeo costituito dal Risorgimento e dalla costruzione dell’Unità nazionale. Dopo essersi laureato in Legge a Genova nel 1849 (a soli 18 anni), si stabilì a Torino; giurò nelle mani del Conte di Cavour, di cui fu segretario particolare, per poi maturare una carriera a corte in qualità di Maestro delle Cerimonie sotto il regno di Vittorio Emanuele II. Continuò a servire i suoi Re giungendo a ricoprire più tardi l’ufficio di Prefetto di Palazzo, ossia il vertice della gerarchia aulica.
Presumo che avesse vissuto più a Torino e Roma che non a Sanremo, eppure negli ultimi anni dal salotto del suo palazzo di Via Vittorio (odierna via G. Matteotti) continuava a partecipare con il cuore alla vita della sua città. Il Nobiluomo morì a Sanremo sessant’anni fa, il 19 Ottobre 1936. Aveva centocinque anni e otto giorni. Una fotografia pubblicata su l’Eco della Riviera di vent’anni orsono documenta l’uscita del feretro dal gran portale di Palazzo Borea, portato a spalle da sei valletti in livrea e salutato con l’onore delle armi da un drappello di Carabinieri in alta uniforme. Testimonia il cronista Gino Guglielmi che la notizia della sua scomparsa a Sanremo corse dalla “Marina” alla “Pigna”, accompagnata da un rimpianto unanime: «U sciù Bacicia u l’è mortu!».
Bisogna dire che il Düca Bacicìn era stato alquanto vicino ai suoi concittadini attraverso tanti gesti significativi, di cristiana carità e di autentica nobiltà d’animo, quelle stesse prerogative che sublimano, agli occhi dei semplici, la nobiltà di nascita in una signorilità spirituale.
Il tributo maggiore dalla sua città il buon Düca Bacicìn lo aveva avuto in occasione del centesimo anniversario, festeggiato nel 1931. L’Amministrazione Comunale offrì al preclaro cittadino un albo d’onore contenente le firme autografe di tutti i capofamiglia sanremesi «assecondando un profondo sentimento del popolo sanremese che desidera onorare il conterraneo S.E. il Duca Giovan Battista Borea d’Olmo, Prefetto di Palazzo, Gran Maestro delle Cerimonie, Senatore del Regno, per il centesimo anno di vita e per tante sue benemerenze di cittadino e patriota». Nello stesso albo – che ho potuto ammirare sempre grazie alla disponibilità del Duca Guido Orazio – il poeta Francesco Pastonchi così motiva il tributo: «…non solo come segno d’onore per tanta vittoria sul tempo, ma ancora e più come consenso di esultanza affettuosa che tutta la sua gente sanremese vuole così tangibilmente mandargli nell’avita casa, donde un giorno si librò l’anelito delle libertà cittadine e dolce sempre fu serbato, tra la Madonna della Costa e la Marina, il culto cristiano di ogni umana gentilezza».
Mentre maneggiavo con emozione il cofanetto in pelle foderato di seta moirée, contenente l’albo, dal fondo, dimenticato da tutti, venne fuori un esile fascicolo: raccoglieva le firme di un considerevole numero di bambini, alunni delle scuole elementari di Sanremo che non avevano voluto far mancare i loro auguri al «dolce Duca bianco».
Il pronipote Guido Orazio in quel momento mi disse: «Lei ha assistito al ritrovamento di un documento di cui neppur io conoscevo l’esistenza», mentre la sua voce rivelava un lieve tremore di commozione al pensiero che tante piccole creature fossero così affezionate al più vecchio “nonno” di Sanremo.

F. La Cola

Nelle vene dei Borea scorre il sangue di Carlo Magno



Il casato dei Borea, di vetusto ceppo bretone, sappiamo risiedere a Venezia a partire dal XII secolo, per poi stabilirsi a Lugo di Romagna. Già nel 1410 la famiglia riceve la nobiltà pontificia da papa Martino V. Nel secolo successivo giunge in Liguria, prende residenza a Sanremo, vi edifica il Palazzo gentilizio. Il 6 Luglio 1773 Tommaso Pier Francesco Borea, 12° Nobile pontificio, riceve dal Re di Sardegna Vittorio Amedeo III di Savoia il titolo marchionale unito al feudo d'Olmo. Il titolo di Marchese d’Olmo è il principale che la famiglia tramanda al primogenito maschio fino al «Düca Bacicìn» che vi aggiunge nel 1914 il titolo ereditario di Duca, ottenuto dal Re d'Italia Vittorio Emanuele III. Il Duca Giovanni Battista è quindi il protagonista di un ulteriore avanzamento nel cursus honorum del proprio casato. Inoltre proprio a partire dal Nostro i Borea tramandano una non comune eredità, che pone indiscutibilmente il casato sanremese al rango dell’alta nobiltà internazionale. Da parte materna, infatti, il Düca Bacicìn riceve il retaggio degli Angiò, che già da tempo scorreva nel sangue dei Marchesi Carrega di Genova. Questi i passaggi principali dell'eredità araldica del Duca: la madre Anna Carrega era figlia del Marchese Francesco e della Duchessa Del Balzo di Presenzano; i del Balzo avevano ricevuto l'eredità angioina quando Francesco Duca d’Andria si sposò con Margherita d’Anjou-Taranto (metà sec. XIV), che gli portava in dote, tra l’altro, il titolo di Imperatore nominale di Costantinopoli. La Casa d’Angiò, che regnò a lungo su Napoli, traeva a sua volta origine da un ramo cadetto dei Capetingi, originato dal fratello di San Luigi IX Re di Francia († 1270), il quale discendeva direttamente da Ugo Capeto († 996) e questi da Ludovico il Pio, figlio ed erede del primo Imperatore Romano d’occidente, Carlo Magno († 814).
Considerando tali complesse discendenze non come curiosità della storia o come orpelli da ricevimento a corte, ma come monito di rettitudine che proviene dalla tradizione di famiglia, anche l’attuale Duca Guido Orazio, fin da fanciullo, avvertì il peso della responsabilità e dell’onore che ne consegue, meritandosi egli stesso, pur secondogenito, il titolo ducale ad personam nel 1978 per decisione del Re d’Italia in esilio, S.M. Umberto II.
f.c.

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