SANREMO-MONARCHICA


Vai ai contenuti

nozze reali

notizie reali

IL RAMO BUONO
di Aldo A. Mola da "Storia in Rete" di vovembre-dicembre 2008
    Il recente matrimonio fra Aimone di Savoia e Olga di Grecia apre nuovi scenari all’interno di Casa Savoia per chiarire le questioni dinastiche. E chiudere vecchie controversie. Che hanno radici antiche nella genealogia e nella Storia…

    Sono passate in sordina le nozze tra Aimone di Savoia, Duca delle Puglie, e Olga di Grecia. Eppure costituiscono un evento importante. Benché possa apparire secondario, merita elogio la sobrietà della cerimonia: una lezione di stile in tempi di ostentazione sguaiata. A quello civile, officiato il 16 settembre 2008 all’Ambasciata d’Italia a Mosca dall’Ambasciatore Vittorio Sordu, è seguito il matrimonio religioso, secondo il rito ortodosso, con speciale dispensa per lo sposo, celebrato il 27 settembre nell’isola di Pàtmos nel Dodecaneso, ove risiedono i genitori della principessa, Michele e Maria di Grecia. Agli sponsali hanno presenziato i Reali di Grecia, Costantino con la consorte Anna Maria, la Principessa Maria Gabriella di Savoia, figlia di Umberto II e stratega della cultura sabauda, la Duchessa Silvia di Savoia, la Regina di Spagna, Sofia, e una ristretta cerchia di congiunti in rappresentanza delle rispettive Casate. Senza imboccare il labirinto delle relazioni tra le dinastie europee, va ricordato che sia i Duchi di Savoia e Aosta sia i Reali di Grecia hanno legami secolari con tutte le Case per secoli sui troni del Vecchio Continente e di imperi un tempo spazianti dalle Americhe alle Marianne, da insediamenti in Cina e India a gran parte dell’Africa. La ricostruzione analitica dei rapporti tra Casa Savoia e le diverse dinastie (dai Braganza ai Romanov, dai Saxe-Coburgo-Gotha ai Borbone Orléans, e quindi con le Corone di Belgio e Danimarca, oltre che con quella del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda...) richiederebbe molto spazio ma va nondimeno accennata per capire il rilievo storico generale delle nozze di Pàtmos.
    Per meglio comprenderlo basti sottolineare che il Duca Aimone, 41 anni, dirigente di una grande impresa italiana a Mosca, è discendente diretto di Vittorio Emanuele II (1822-1878), Re di Sardegna all’abdicazione del padre, Carlo Alberto (23 marzo 1849), e proclamato primo Re d’Italia il 17 marzo 1861. Carlo Alberto ereditò il trono da Carlo Felice (1821-1831) benché fosse suo parente di tredicesimo grado.
    Il predecessore, come i suoi fratelli Vittorio Emanuele I e Carlo Emanuele IV, non ebbe discendenti maschi, sicché per la legge salica, che prevede la successione di maschio in maschio, la corona passò appunto a lui, discendente da Tomaso Francesco (1596-1656), figlio del Duca Carlo Emanuele I.
    Tra i figli di Vittorio Emanuele II i primi due divennero Re.
Il maggiore, Umberto, fu il secondo Re d’Italia (padre di Vittorio Emanuele III e nonno di Umberto II); il secondo, Amedeo Duca d’Aosta (1845-1890), fu Re di Spagna dal 1870 al 1873, Amedeo è ricordato in quel Paese come sovrano coraggioso, leale, liberaldemocratico. Lasciò quattro maschi. Il primogenito, Emanuele Filiberto, nella Grande Guerra comandò la Terza Armata. Fu sospettato di «simpatie» per la svolta fascista del 28-30 ottobre 1922 anche se poi nessuno ricorda che essa fu approvata anche da Alcide De Gasperi, Enrico De Nicola, Benedetto Croce ecc. ecc.
I suoi fratelli, tutti scapoli, furono Vittorio Emanuele conte di Torino, Luigi Amedeo Duca degli Abruzzi, Umberto Conte di Salemi: militari, esploratori, studiosi... Da Anna di Borbone Orléans, Emanuele Filiberto ebbe due figli. Il primo, Amedeo (1898-1942) fu Viceré d’Etiopia in successione a Rodolfo Graziani, risultato inadatto al rango conferitogli. Fatalmente abbandonato a se stesso con l’azzardato intervento nella Seconda guerra mondiale, finì per doversi arrendere agli inglesi, anche se con l’onore delle armi. Morì in prigionia in Kenya, ove è sepolto, rifiutando il rimpatrio per restare accanto ai suoi soldati prigionieri. Il secondogenito, Aimone (1900-1948), proclamato Re di Croazia (ove non mise piede), da Irene di Grecia ebbe Amedeo, quinto Duca d’Aosta, nato nel 1943, e attuale Capo della Casa di Savoia. La sua successione a Umberto II, parente di settimo grado, non fu voluta da lui. Vittorio Emanuele (nato a Napoli nel 1937) contrasse nozze con Marina Doria Ricolfi (a Las Vegas in forma civile, poi a Teheran) senza previo consenso paterno, in aperta e intenzionale violazione delle norme che regolano la Casa. Perciò il rango e i diritti di erede passarono dal Re al nipote Amedeo, come del resto Umberto II aveva comunicato al figlio (discendente, non erede dinastico) sin dal 1960. Vittorio Emanuele e suo figlio, Emanuele Filiberto, talvolta sono stati e vengono ricevuti da autorità civili. Ciampi accolse il primo al Quirinale. Il secondo si recò dal sindaco di Roma. Presidenza della repubblica, Parlamento, governo, amministratori locali e sodalizi vari non hanno però alcun titolo per interferire nelle leggi regolanti la Casa di Savoia: per due motivi semplici e fondamentali. In primo luogo la Costituzione vigente ovviamente non riconosce la Monarchia di Savoia (Ciampi non mandò un messaggio in ricordo di Umberto I nel centenario del suo assassinio a Monza, quasi non fosse suo predecessore quale Capo dello Stato; e una buffa norma transitoria e finale nega validità ai titoli assegnati dal 1922); in secondo luogo quando il 13 giugno 1946 lasciò l’Italia per l’estero Umberto II partì da Re, senza riconoscere i risultati del referendum, che del resto non erano ancora stati proclamati, e tale rimase sino alla morte (18 marzo 1983) con pienissima ed esclusiva potestà regia. In assenza degli organi previsti dallo Statuto, se anche se lo fosse proposto, neppure lui sarebbe stato in grado di modificare le regie patenti del 1780-1782 e la legge salica, che regolano la Casa di Savoia, oggi come da un millennio.
    Dunque, quanti si sono raccolti a Pàtmos non si sono trovati solo per una festa di famiglia, ma anche per riconoscere in Aimone il Principe ereditario in successione al padre, Amedeo di Savoia, Capo della Casa e Principe ereditario della Corona del Regno d’Italia. La storia non ha fretta, come dimostrano l’ascesa al trono di Carlo Alberto, l’instaurazione di Juan Carlos a Madrid, il ruolo di Simeone di Bulgaria nel suo Paese, la totale riabilitazione dello Zar Nicola II in Russia... Basta osservare le regole. Il Principe Amedeo di Savoia ha espresso l’assenso preventivo alle nozze, chiesto dal figlio secondo le norme della Casa e le ha comunicate a chi di diritto. In un mondo che cambia, le nozze di Pàtmos sono state una conferma di Aimone di Savoia e Olga di Grecia regole secolari.
LEGGI L'ARTICOLO SUL SITO DI "STORIA IN RETE"
DATA: 07.09.2008



Non sempre i riflettori della cronaca si fissano sulle grandi pagine di storia. È il caso delle nozze tra Aimone di Savoia, duca delle Puglie, e Olga di Grecia, celebrate sabato scorso con rito ortodosso nell’isola greca di Pàtmos. Passate sotto silenzio, esse costituiscono un evento importante per vari motivi. Anzitutto la sobrietà della cerimonia è una lezione di stile in un’epoca contrassegnata da ostentazione e sguaiataggine. Oltre ai genitori degli sposi, vi han preso parte i Reali di Grecia, Costantino con la consorte, Anna Maria, la Principessa Maria Gabriella di Savoia, figlia di Umberto II, la Duchessa Silvia di Savoia, la Regina di Spagna, Sofia, e una ristretta cerchia delle centinaia di congiunti in rappresentanza delle rispettive Casate. Va infatti ricordato che sia i Duchi di Savoia e di Aosta sia i Reali di Grecia hanno legami secolari con tutte le dinastie europee, dai Braganza ai Romanov, dai Saxe-Coburgo-Gotha ai Borbone Orléans, e quindi con le Corone di Belgio e Danimarca, oltre che con quella del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda.
    Il duca Aimone, 41 anni, dirigente di una grande impresa italiana a Mosca, è discendente diretto di Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia. Questi ebbe due maschi incoronati, Umberto, suo successore sul trono d’Italia (e nonno di Umberto II), e Amedeo, duca d’Aosta (1845-1890), Re di Spagna dal 1870 al 1873, Amedeo è ricordato in quel Paese come sovrano coraggioso, leale, liberaldemocratico. Alla sua morte, nel torinese Palazzo Cisterna (ora sede della Provincia), egli lasciò quattro figli, tutti maschi. Il primogenito, Emanuele Filiberto, nella grande guerra comandò la Terza Armata e predilesse la capitale sabauda. I suoi fratelli, tutti scapoli, furono Vittorio Emanuele conte di Torino, Luigi Amedeo Duca degli Abruzzi, Umberto Conte di Salemi: militari, esploratori, studiosi... Da Anna di Borbone Orléans, Emanuele Filiberto ebbe due figli. Il primo, Amedeo (1898-1942) fu Viceré d’Etiopia. Arresosi agli Inglesi con l’onore delle armi, morì in prigionia in Kenya, ove è sepolto. Il secondogenito, Aimone (1900-1948), proclamato Re di Croazia (ove non mise piede), da Irene di Grecia ebbe Amedeo, quinto Duca d’Aosta, nato nel 1943, e attuale Capo della Casa di Savoia. Poiché Vittorio Emanuele (nato a Napoli nel 1937) contrasse nozze (a Las Vegas in forma civile, poi a Teheran) - in aperta e intenzionale violazione delle norme che regolano
la Casa -, il rango e i diritti di erede passarono da Umberto II non al figlio ma al nipote, cioè, appunto, ad Amedeo, Duca di Savoia e di Aosta, come del resto il Re stesso aveva preannunciato in alcune lettere accorate sin dal 1960.
    Vittorio Emanuele e suo figlio, Emanuele Filiberto, talvolta sono stati e vengono ricevuti da autorità civili. L’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi accolse il primo al Quirinale, il secondo fu dal sindaco di Roma (come anche in programmi televisivi, in veste per altro non esaltante).
    Va però detto che la presidenza della Repubblica e il Parlamento non hanno titolo per interferire nelle leggi regolanti la Casa di Savoia: per due motivi semplici e fondamentali.
    In primo luogo la Repubblica non riconosce la Monarchia di Savoia (Ciampi non mandò un messaggio in ricordo di Umberto I nel centenario del suo assassinio a Monza, quasi non fosse suo predecessore quale Capo dello Stato); in secondo luogo quando il 13 giugno 1946 lasciò l’Italia per l’estero, Umberto II partì da Re, senza riconoscere i risultati del referendum, che del resto non erano ancora stati proclamati, e tale rimase sino alla sua morte (18 marzo 1983) con pienissima ed esclusiva potestà regia. In assenza degli organi previsti dallo Statuto, se anche se lo fosse proposto, neppure lui fu quindi in grado di modificare le regie patenti del 1780-1782 e la legge salica, che prevede la successione al trono esclusivamente di maschio in maschio.
    Dunque, quanti si sono raccolti a Pàtmos non si sono trovati solo per una festa di famiglia, ma anche per riconoscere in Aimone il principe ereditario in successione al padre, Amedeo di Savoia: che ha espresso l’assenso preventivo alle nozze, chiesto dal figlio secondo le regole della Casa. In un mondo che cambia, un appuntamento a suo modo con la grande storia...
Aldo A. Mola
Presidente della Consulta dei Senatori del Regno,
e autore di «Declino e crollo della monarchia in Italia.
I Savoia dall’Unità al referendum del 1946»
(ora anche negli Oscar Mondadori).
DATA: 05.10.2008

| il Duca Bacicin | attività del club | notizie dal club | notizie reali | contatti | sito U.M.I. | Siti Reali | NASCITA REALE | Battesimo Reale | lutto nella politica locale | IL FRONTE MONARCHICO GIOVANILE RIUNITO A CASTEL DI SANGRO | Nuovo coordinatore provinciale | LL.AA.RR , AIMONE,UMBERTO,AMEDEO | IN EVIDENZA- Nuova conferenza storica sanremo 10-12-2011 | Messaggio di S.A.R il Principe Amedeo di Savoia | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu